QUESTIONE MOSCHEA A PISA



L'eventuale costruzione della moschea a Pisa è da un po' di tempo al centro di varie polemiche estive.


La comunità islamica pisana ha presentato il progetto del luogo di culto di dimensioni adeguate alle loro accresciute esigente, che dovrebbe sorgere nella zona nord della città. Il sindaco Filippeschi ha espresso una posizione favorevole, affermando al riguardo: “Sono contento che il progetto di via del Brennero venga presentato formalmente. Da parte della comunità islamica è un segno di vitalità e di volontà di appartenenza piena alla nostra comunità. Si tratta di un progetto discusso con il quartiere, un centro di cultura oltre che di culto, che recupera un'area di forte degrado.”


Da più di vent'anni la comunità islamica si riunisce in pieno centro storico, in via delle belle donne, di fianco a palazzo Blu, ma questo spazio di dimensioni ristrette è insufficiente per la preghiera tanto che, come spesso accade,  la comunità è obbligata ad affittare gli spazi proprio in via del Brennero, nella cittadella del Cus Pisa.


Nonostante che, il centro culturale islamico abbia da sempre abbracciato un islam moderato,  alcuni volontari negli ultimi due mesi si sono impegnati nella raccolta di 1.800 firme necessarie per indire la consultazione popolare. Le firme sono state consegnate nella mattinata di lunedì 22 agosto, dopodiché  in questa settimana verrà effettuato il conteggio. Se 1.800 delle firme raccolte saranno valide si andrà, nel corso dei prossimi mesi, al referendum consultivo. Per cui, fino al momento in cui la popolazione non deciderà se volere o meno la moschea nella zona di Porta a Lucca, i lavori di realizzazione della struttura non potranno partire. E dal comitato dei garanti, che era stato costituito solo a inizio estate, fanno sapere di essere certi che vincerà il «No».


Il consigliere comunale di Firenze, Mario Razzanelli, ha commissionato un sondaggio a Renato Mannheimer, dal quale risulta che il 57 per cento dei pisani non vuole la moschea. Tra gli intervistati l'82 per cento ritiene che possa accrescere il rischio di attentati terroristici. E considerando che alcuni giorni fa, nel comune di Cascina, a poca distanza da Pisa, è stato fermato (e poi espulso) Bilel Chihaoui, ventiseienne sospettato di essere un jihadista vicino all'Isis, è probabile che la percentuale dei contrari alla moschea sia destinata ad aumentare.


La comunità islamica Pisana, tuttavia, si è continuamente impegnata nel dialogo interreligioso, e afferma Filippeschi: “L'imam Mohammad Khalil è sempre stato in prima linea, con parole e gesti chiarissimi, nella lotta ad ogni estremismo fondamentalista e nella battaglia a viso aperto contro il terrorismo.”


Se pensiamo che a Londra è stato da poco nominato Sadiq Khan, una persona di fede islamica, votato da cittadini di fede diversa, probabilmente ci renderemmo conto di come il mondo faccia passi avanti verso l'integrazione e il dialogo. Questo dovrebbe indurre a pensare che costruire una moschea a Pisa significherebbe semplicemente rispondere a un diritto e a una necessità dei nostri cittadini a professare la proprio religione. Nessuna fede dovrebbe essere considerata come responsabile per i crimini di pochi individui, e solo vivendo nella paura del diverso sarà sempre più arduo innalzare quelle bandiere democratiche e partecipative che renderebbero possibile una vera convivenza fra religioni diverse.


Non permettere la costruzione della moschea significherebbe dimenticarsi che tolleranza e pluralismo sono i valori che caratterizzano una società civile e democratica.

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